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Esportare in Inghilterra dopo la Brexit: cosa serve, documenti e passaggi

Dal 1° gennaio 2021 ogni spedizione commerciale dall'Italia verso il Regno Unito attraversa una frontiera doganale vera e propria. Per esportare in Inghilterra dopo la Brexit non basta più una fattura e un camion: servono due dichiarazioni doganali (una di esportazione in Italia, una di importazione in Gran Bretagna), un numero EORI per ciascuna parte, il codice doganale corretto della merce e un accordo chiaro su chi paga dazi e IVA britannica. Questa guida mette in fila tutti i passaggi, dalla registrazione all'arrivo della merce dal cliente, e rimanda alle guide di dettaglio per ogni singolo tema.

A cura del team easyclearance.pl. Versione italiana adattata dalla guida inglese pubblicata il 18 febbraio 2026 e aggiornata il 4 marzo 2026, integrata con le indicazioni ufficiali GOV.UK e con le fonti italiane (ADM, Normattiva) indicate in fondo.

In breve: l'esportatore italiano presenta la dichiarazione di esportazione tramite il proprio spedizioniere doganale in Italia e, con la prova di uscita, applica la non imponibilità IVA. Sul lato britannico l'importatore (di norma il cliente, se la resa è DAP) ha bisogno di un EORI che inizia con GB, del codice doganale della merce, del valore e di una dichiarazione di importazione, quasi sempre presentata da un agente doganale nel sistema CDS. Le informazioni hanno carattere operativo e non costituiscono consulenza legale o fiscale.

In breve: cosa serve per esportare in Inghilterra dopo la Brexit

Con l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, il commercio tra Italia e Gran Bretagna è soggetto a controllo doganale. Questo non significa che ogni spedizione venga ispezionata fisicamente, ma che ogni spedizione deve essere dichiarata, in uscita dall'UE e in entrata nel Regno Unito. In sintesi, prima di caricare la merce devono essere chiari cinque elementi:

Gli errori di classificazione e i documenti incompleti sono la causa più frequente di ritardi. Per questo conviene preparare i dati prima della partenza e inviarli in anticipo a chi presenterà le dichiarazioni.

Esportazione Regno Unito, dogana passo per passo

Di seguito il percorso completo. Ogni passaggio rimanda alla guida dedicata, in modo da non duplicare qui i dettagli.

1. EORI: quale numero serve e a chi

L'EORI identifica gli operatori nelle formalità doganali. L'impresa stabilita in Italia usa il proprio EORI UE, attribuito tramite l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), per la dichiarazione di esportazione. Per importare merci in Inghilterra, Galles o Scozia GOV.UK indica invece un EORI che inizia con GB; per l'Irlanda del Nord può servire un EORI che inizia con XI.

Chi deve avere l'EORI GB? L'impresa che figura come importatore in Gran Bretagna. Se vende con resa DAP e il cliente britannico importa a proprio nome, l'EORI GB è quello del cliente: conviene verificarlo con il servizio GOV.UK di verifica EORI prima della spedizione. Se invece l'esportatore italiano vuole importare a proprio nome (resa DDP o magazzino nel Regno Unito), deve richiedere un proprio EORI GB. Dettagli e procedura: numero EORI per il commercio con il Regno Unito.

2. Chi è l'importatore e chi paga dazi e IVA: DAP o DDP

La scelta della resa non è un dettaglio commerciale: stabilisce chi diventa importatore nel Regno Unito. Con la resa DAP l'esportatore consegna la merce a destino, ma lo sdoganamento all'importazione, i dazi e l'IVA britannica restano a carico del cliente. Con la resa DDP è l'esportatore italiano a pagare dazi e IVA all'importazione nel Regno Unito: in pratica deve prepararsi alla registrazione IVA britannica e assumersi la responsabilità della dichiarazione di importazione. Per questo, per molte imprese, DAP o FCA sono la scelta più semplice.

Attenzione alla resa EXW: l'esportatore non si occupa della dichiarazione di esportazione ed è la resa che crea più spesso problemi nelle spedizioni verso il Regno Unito. Approfondimenti: differenza tra DAP, DDP ed EXW, resa FCA o DAP per il Regno Unito, Incoterms 2020 per il Regno Unito e importer of record nel Regno Unito.

3. Codice doganale della merce e tariffa britannica

Il codice doganale (commodity code) va indicato nella dichiarazione di importazione. Secondo GOV.UK è il codice a determinare l'aliquota del dazio e a indicare se serve una licenza di importazione. Il Regno Unito applica la propria tariffa, consultabile nel servizio Trade Tariff su GOV.UK: non dia per scontato che il codice usato nella dichiarazione di esportazione italiana coincida in ogni cifra con quello britannico. Una classificazione errata è la causa più comune di ritardi. Guida pratica: codici HS e CN per il Regno Unito.

4. Origine e preferenze dell'accordo UE–Regno Unito (TCA)

GOV.UK ricorda che si può pagare un dazio ridotto o nullo se il Regno Unito ha un accordo commerciale con il paese di provenienza. Per le merci con origine preferenziale UE l'accordo di commercio e cooperazione (TCA) consente di chiedere il dazio zero, a condizione di rispettare le regole di origine del prodotto e di fornire all'importatore la prova dell'origine, di norma una dichiarazione di origine dell'esportatore. Attenzione: «spedito dall'Italia» non significa automaticamente «di origine preferenziale UE». Come funziona: preferenze TCA UE–Regno Unito e sistema REX e dichiarazione di origine.

5. Dichiarazione di importazione nel Regno Unito tramite agente (CDS)

Le dichiarazioni di importazione britanniche si presentano nel Customs Declaration Service (CDS). GOV.UK spiega che si può incaricare qualcuno di occuparsi della dogana e del trasporto oppure farlo da soli, e che la maggior parte delle imprese che importano si affida a un trasportatore o a un agente doganale, che presenta la dichiarazione e porta la merce oltre la frontiera britannica. Nella dichiarazione vanno indicati anche il valore della merce, che serve a calcolare dazio e IVA, e il codice doganale.

Prima di incaricare l'agente concordi per iscritto chi figura come importatore, con quale EORI GB e in quale forma di rappresentanza (diretta o indiretta) agisce l'agente. Approfondimenti: Customs Declaration Service (CDS), LRN e MRN e, per verificare se e quando serve una dichiarazione di sicurezza all'ingresso, dichiarazione sommaria di entrata (ENS).

6. Trasporto su strada: GMR e GVMS

Per il trasporto su gomma attraverso i porti e il tunnel che utilizzano il Goods Vehicle Movement Service (GVMS), il vettore collega i riferimenti delle dichiarazioni al movimento del veicolo con un numero GMR. Il GMR va preparato dopo che le dichiarazioni esistono e prima del check-in. Tutti i dettagli sono nelle guide codice GMR e GVMS, come creare un GMR e dogana Dover–Calais; se la merce viaggia in transito, veda anche la guida al documento T1 per il transito verso il Regno Unito.

7. IVA all'importazione nel Regno Unito, PVA e certificato C79

All'importazione si pagano, oltre all'eventuale dazio, l'IVA britannica calcolata sul valore della merce. Secondo GOV.UK l'impresa registrata ai fini IVA nel Regno Unito può recuperare l'IVA pagata sulle merci importate, utilizzando il certificato IVA all'importazione (C79). L'importatore registrato può valutare anche la contabilizzazione posticipata dell'IVA all'importazione (postponed VAT accounting): condizioni e funzionamento sono spiegati nella guida PVA nel Regno Unito. GOV.UK chiede inoltre di conservare fatture commerciali e documenti doganali, compreso il C79, nei propri archivi.

8. Regole di prodotto: UKCA, CE ed etichettatura

GOV.UK elenca tra i passaggi dell'importazione la verifica delle regole di marcatura, etichettatura e commercializzazione per alimenti, sementi e prodotti manifatturieri, e ricorda che per animali, piante, alimenti, medicinali, sostanze chimiche, rifiuti e altre categorie possono servire licenze o certificati. Per i prodotti industriali la guida ufficiale sulla marcatura UKCA indica che:

Per gli alimenti e le piante valgono controlli specifici: veda esportare alimenti nel Regno Unito: controlli BTOM. Per i beni soggetti a controllo all'esportazione: beni a duplice uso. Per i pallet e gli imballaggi in legno veda la guida sui requisiti dei pallet in legno.

9. Lato italiano: dichiarazione di esportazione e IVA non imponibile

Prima che la merce lasci l'Italia serve la dichiarazione di esportazione. Secondo l'ADM l'esportatore presenta la merce e la dichiarazione, trasmessa in formato elettronico tramite il sistema AIDA, all'ufficio di esportazione competente per il luogo in cui è stabilito. All'operazione viene assegnato un MRN e l'ufficio consegna il Documento di Accompagnamento Esportazione (DAE). Merce e DAE vengono poi presentati all'ufficio doganale di uscita, che verifica l'uscita fisica e invia il messaggio di risultati di uscita: con esito positivo, lo stato «uscita conclusa» costituisce la prova che la merce ha lasciato il territorio doganale dell'Unione. La dichiarazione di esportazione è presentata dal Suo spedizioniere doganale in Italia (o dall'impresa stessa, se opera in proprio): easyclearance.pl non la presenta.

Ai fini IVA, l'articolo 8 del DPR 633/72 considera non imponibili le cessioni all'esportazione eseguite mediante trasporto o spedizione dei beni fuori dal territorio comunitario a cura o a nome del cedente, e richiede che l'esportazione risulti da documento doganale. Se il trasporto è a cura del cessionario non residente (lettera b), i beni devono uscire entro novanta giorni dalla consegna; anche la dogana richiede, in generale, che la merce esca entro 90 giorni dallo svincolo. Secondo Normattiva il testo attuale dell'articolo 8 è in vigore fino al 31 dicembre 2026: l'articolo risulta abrogato dal D.Lgs. 19 gennaio 2026, n. 10, con effetto dal 1° gennaio 2027. Per le cessioni dal 2027 verifichi con il Suo consulente fiscale il riferimento normativo aggiornato.

Se il messaggio di uscita non arriva, legga la guida prova di uscita merci e prove alternative. Per il documento doganale in sé: DAU, documento amministrativo unico.

10. Come aiuta easyclearance.pl sul lato britannico

easyclearance.pl è un'agenzia doganale con sede nel Regno Unito, registrata in CDS e con EORI britannico. Ci occupiamo esclusivamente del lato britannico della spedizione:

La dichiarazione di esportazione in Italia la presenta il Suo spedizioniere doganale locale: possiamo coordinarci con lui sui riferimenti e sui dati della spedizione, ma non la presentiamo noi. Ci descriva merce, resa, percorso e date tramite il modulo di contatto; l'ambito del servizio va concordato con il team.

Esportare in Inghilterra: documenti e checklist passo per passo

Usi questa checklist prima di ogni spedizione. Se manca un elemento, è meglio fermare il carico che affrontare un fermo alla frontiera.

QuandoCosa controllareChi se ne occupa
Prima dell'ordineResa Incoterms (DAP, DDP, FCA) e chi sarà l'importatore nel Regno UnitoEsportatore e cliente
Prima dell'ordineEORI UE dell'esportatore ed EORI GB dell'importatore, verificatiEsportatore e importatore
Prima dell'ordineCodice doganale britannico, dazio e necessità di licenze o certificatiEsportatore con l'agente doganale
Prima dell'ordineOrigine preferenziale UE e testo della dichiarazione di origineEsportatore
Prima dell'ordineMarcatura UKCA o CE, etichettatura e dati dell'importatore sul prodottoProduttore ed esportatore
Prima della partenzaFattura commerciale completa (resa, pesi netto e lordo, origine, valore) e packing list coerenteEsportatore
Prima della partenzaDichiarazione di esportazione in Italia, MRN e DAESpedizioniere doganale in Italia
Prima della partenzaDichiarazione di importazione in CDS, preparata in anticipo; ENS/dichiarazione di sicurezza solo se richiesta per la modalità di trasporto e la provenienzaAgente doganale nel Regno Unito
Prima del check-inGMR per il trasporto su strada attraverso porti GVMSVettore
Dopo la consegnaEsito «uscita conclusa» per l'IVA, C79 per l'importatore, archivio dei documentiEsportatore e importatore

Per i singoli documenti: fattura commerciale per il Regno Unito, packing list per l'esportazione, packing list e certificato di peso e più fatture in un'unica spedizione.

Vendere in Inghilterra dopo la Brexit: casi particolari

Cosa significano in pratica le indicazioni ufficiali

Tre punti decidono se una spedizione verso l'Inghilterra procede senza intoppi. Primo: i ruoli. Chi è esportatore in Italia e chi è importatore in Gran Bretagna va deciso con la resa, prima di emettere la fattura, perché da lì dipendono EORI, dichiarazioni e IVA. Secondo: i dati. Codice doganale, valore, origine e pesi devono coincidere su fattura, packing list e dichiarazioni dei due paesi. Terzo: i tempi. Le dichiarazioni si preparano prima che il camion parta, non quando è già al porto.

Domande frequenti sull'esportazione in Inghilterra

Cosa serve per esportare in Inghilterra dopo la Brexit?

Servono una dichiarazione di esportazione in Italia, presentata tramite lo spedizioniere doganale, e una dichiarazione di importazione nel Regno Unito, presentata di norma da un agente doganale in CDS. Inoltre: EORI UE dell'esportatore, EORI GB dell'importatore, codice doganale corretto, fattura commerciale e packing list coerenti, prova dell'origine se si chiede il dazio zero e rispetto delle regole di prodotto britanniche.

Quali documenti servono per esportare merci nel Regno Unito?

Come base: fattura commerciale con resa Incoterms, pesi netto e lordo, origine e valore; packing list; documento di trasporto; dichiarazione di esportazione con MRN e DAE; dichiarazione di importazione britannica; dichiarazione di origine se si applica la preferenza TCA. Per alimenti, piante, sostanze chimiche o beni controllati possono servire licenze o certificati aggiuntivi.

Serve il numero EORI per esportare in Inghilterra?

Sì. L'esportatore italiano usa il proprio EORI UE per la dichiarazione di esportazione. Per importare in Gran Bretagna GOV.UK richiede un EORI che inizia con GB: se l'importatore è il cliente britannico, serve il suo EORI GB; se l'esportatore italiano importa a proprio nome, deve averne uno proprio.

Chi paga dazi e IVA britannica: esportatore o cliente?

Dipende dalla resa. Con DAP dazi e IVA all'importazione sono a carico del cliente, che è l'importatore. Con DDP li paga l'esportatore italiano, che deve prepararsi alla registrazione IVA nel Regno Unito e alla responsabilità della dichiarazione di importazione.

Quanto tempo ci vuole per sdoganare la merce in UK?

Le fonti ufficiali consultate non indicano un tempo fisso: dipende dalla completezza dei dati, dalla merce e dagli eventuali controlli. Il modo più efficace per evitare attese è inviare i documenti all'agente prima della partenza, in modo che le dichiarazioni e i relativi riferimenti siano pronti prima che la merce arrivi alla frontiera.

Posso vendere in Inghilterra senza una partita IVA britannica?

Nelle vendite tra imprese con resa DAP o FCA, in cui il cliente britannico è l'importatore, l'esportatore italiano di norma non agisce come importatore nel Regno Unito. Se invece vende con resa DDP e importa a proprio nome, deve prepararsi alla registrazione IVA britannica. Le vendite ai consumatori seguono regole proprie: verifichi il Suo caso con un consulente fiscale.

Guide collegate per l'esportazione nel Regno Unito

Fonti ufficiali

Fonti ufficiali controllate il 18 ottobre 2026.

Supporto per lo sdoganamento nel Regno Unito

Sta preparando la prima spedizione verso l'Inghilterra o vuole chiarire chi deve fare cosa con il Suo cliente britannico? Ci scriva tramite la pagina contatti indicando merce, resa, percorso e date: il nostro team valuta il lato britannico della spedizione. L'ambito del servizio va concordato direttamente con il team.

Assistenza GMR e GVMS · Dichiarazioni ENS · Ci contatti su WhatsApp

Nota: le informazioni hanno carattere generale e operativo e si basano sulle fonti ufficiali sopra citate. Non costituiscono un parere vincolante delle autorità né una consulenza legale o fiscale individuale.

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